Oggi ho avuto una giornata parecchio stressante, così mi sono visto costretto a scioglierla a suon di gran rocknroll, messi in fila uno dopo l'altro i 4 primi album di questi svedesoni e la situazione è nettamente migliorato.
Questo, come primo, è anche il più figo, grezzo, potente e pure arrogante. Si, high visibility gran fico ma più da macchina, questo è da bulldozer.
Ho visto almeno 4 copertine differenti ma quella quassopra è l'originale.
Sono spompato, non ho altro da dire.
Da Indianapolis, primi anni 80, un disco incredibile fatto da una band che, vuoi per la provenienza, non è mai stata troppo sotto i riflettori.
Hardcore punk nervoso, chitarroso e dissacrante nei testi.
Durarono poco, poi una reunioncina ma mai a questi livelli.
Tutto di un fiato
Washington DC, usciti dritti dritti dalla revolution summer, nella prima formazione comprendevano Ian MacKaye, uscito per metter su i Fugazi (eh beh), con membri dei Grey Matter (arriveranno anche loro, non preoccupatevi!) e pure Jeff Nelson il-fu-batterista dei Minor Threat.
Registrato tra il 1986-1987 uscì solo nel l'89 dopo lo scioglimento.
Comunque quella roba li stampo DC ma super melodica e presa bene, una carica incredibile.
Consiglio caldamente con pedalata a rotta di collo.
Tra l'altro mai capito perché si chiamano 3 e sono in 4...
Facile facile troppo facile, vecchie cariatidi del pancarcor, gente a caso che in quegli anni li ha ascoltato panc, sorelle, fratelli di convenienza, zie prese bene dai pantaloni larghi ecc... i Nofx li hanno sentiti tutti, li hanno visti tutti, ovunque, e in tutte le salse.
Sembra anche facile parlare di questo LP, il 4° della band californiana, pubblicato dopo l'uscita del metallarissimo Steve (fat mike continua ad insistere che la colpa sia dei suoi capelli, ma la realtà è che ci dava giù duro di alcool e drogucce) che fa giusto in tempo a registrare l'altro capolavoro "Ribbed" e l'ingresso dell'unico Musicista della band (a detta di loro stessi) che è El Hefe, polistrumentista dalle origini chicane abile e anche ottimo cantante.
Pubblicano quell'EP immenso intitolato The Longest Line e poi eccoci con questo discone, secondo me il migliore loro, alla faccia di punk in drublic che ok bello e tutto ma ha di per contro qualche pezzo di troppo e poi boh, i ritornelli migliori stanno qui, senza contare le contaminazioni varie che sfociano nell'incredibile cover di Straight Edge dei Minor Threat, rivista in chiave jazz (!!!) e genialate alla Please Play This Song on the Radio, chissà se qualche balordo DJ ci cascò...!
Ah, in principio il disco sarebbe dovuto chiamarsi "White Trash, Two Kikes, and a Spic", il significato è lo stesso ma suonava un po' più razzista, nonostante parlasse di loro stessi, quindi decisero di cambiare.
Non c'è molto da dire, non ci troverete altro che dell'ottimo punk rock, da questo gruppazzo di Minneapolis, discone della madonna!
Posso sembrare poco convinvente ma assicuro che non ve ne pentirete.
Oggi mi serviva semplicemente qualcosa di orecchiabile
E anche oggi restiamo nei 2000, disco da brividi degli Observers, gruppo che forse non sarà destinato a fare la storia ma un bel ricordo sicuramente l'hanno lasciato.
Provenienti da quella fucina di gran bella musica che è Portland, OR, sparano una bella serie di singoletti, ma, soprattutto, questo disco, che è riconosciuto un po' da tutto il mondo punk rock come uno dei dischi più belli dell'ultimo decennio.
Chitarrine, tinte dark e un'angoscia di fondo che mi fa venire i brividi ogni volta.
Portland style d'altronde, con i Wipers maestri, loro allievi modelli seguiti poi da Red Dons e Autistic Youth.
Trovare info non è così semplice, quindi fanculo, è venerdì.
Se c'era qualcuno che negll'ambito dell'ambiente punk/hardcore melodico stampo epitaph sicuramente questi erano gli SNFU.
Formatisi a inizio anni 80, si fecero largo a suon di album di gran hardcore e grandi show (nel 1986 furono live band dell'anno per flipside), negli anni 90 vennero ingaggiati dalla crescente Epitaph Records (prima dell'uscita di Smash degli Offspring, vero breakthrough dell'etichetta) e sfornarono 3 album che secondo me sono il meglio che abbiano fatto.
Punk rock alla fine, ma macabro, a tratti inquietante, con testi assolutamente dissacratori e sarcastici, il carisma di Mr Chi Pig si lega perfettamente all'estro dei fratelli Belke, una macchina da guerra che sforna pezzi anthemici ma allo stesso tempo strutturati e molto vari.
Questo è il 3° del trittico epitaph, poi un EP, l'ottimo "In the meantime" del 2004 che sembrava già presagire la fine per chi pig ("I’m on a boat that doesn’t float, and I can’t swim" cantava in Cockatoo Quill), se ne sono usciti con un disco quest'anno senza i Belke e con Chi Pig un po' scarico... meglio ricordarli ai bei vecchi tempi.
Aneddottini! SNFU sta per Society No Fucking Use, una celebre magliettina loro recitava "Open your mouth and say... SNFU", provateci!
Tutti i titoli dei loro dischi sono composti da frasi con 7 parole, FYULABA è un acronimo e sta per "Fuck You Up Like a Bad Accident".
Esiste un documentario sulla vita di Mr. Chi Pig, si chiama "Open Your Mouth and Say... Mr Chi Pig", ve lo consiglio, è abbastanza commovente.
Ah, il web! Si ricorda di tutto e di tutti ma si dimentica di certe perle... è stato praticamente impossibile trovare una foto dei Guns 'N' Wankers, tanto che ho dovuto prendere un'immagine da youtube!
Comunque, nel 91 si sciolgono di Snuff di Mr. Duncan Redmonds, il quale mette su un gruppo stavolta alla chitarra, rilasciano qualche 7" e questo stupendo 12", sempre punk rock, di quello che ti fa prendere bene, non troppo melodico ma con le canzoni che ti si stampano in testa, uno dei più bei dischi dell'epoca del settore.
Da notare che nei 3 anni di formazione, sia Duncan che gli altri ex Snuff a turno suonarono il basso alla corte di Frankie Stubbs nei Leatherface (tra cui Andy Crighton, che morì in seguito e a cui i leatherface dedicarono una stupenda canzone).
Il gruppo si sciolse nel 1994 dopo questo disco (uscito su Fat Wreck) per lasciare spazio al ritorno degli Snuff, che proprio su Fat Wreck ampliarono molto il loro seguito ed ebbero il tempo di lasciarci dei dischi memorabili. Ah, loro sono ancora attivi, e ve ne parlerò prima o poi, intanto sparatevi questi G'N'W!
Pian piano su questo blog ci sto mettendo tutti i pezzi di cuore della mia adolescenza, e sicuramente Can I Say ha fatto il suo gran lavoro!
Perfetta mediazione tra l'hardcore di stampo DC dei primi 80 e il melodico che verrà dopo, un disco da bersi tutto da un fiato, alterna potenti sfuriate old school ad aperture tipiche del sound post revolution summer.
Il disco venne prodotto da Ian MacKaye.
È un disco che si spiega da solo, quindi poche parole al vento, poi... è venerdì!
Nella vita ci sta avere qualche riferimento, quelle cose per cui un giorno che ti va tutto storto almeno dici, beh, i bad religion ci sono sempre. Fino ad ora è stato così, formati nei primi anni 80, dopo un piccolo scioglimento dovuto a disastri combinati con le tastiere (io lo dico sempre che sono uno strumento che crea mostri... sentitevi Into the Unknown), dalla seconda metà degli anni 80 fino ai giorni nostri si sono dimostrati come una delle band più continue, sfornando dischi a cadenza quasi annuale e abbinandoci intensi tour in tutto il mondo.
Il disco di cui vi voglio parlare è Against the Grain, il terzo della "sacra triade", una mia personale trilogia virtuale (ma scommetto che anche altri ci hanno pensato) che comprende i loro dischi usciti dall'88 al 90, 3 dischi, 3 anni, 3 bombe.
Se con Suffer avevano dimostrato al mondo che un disco punk può essere (auto)prodotto bene e contenere delle gran melodie e con No Control avevano dato una conferma decisa, con Against the Grain si dimostrano un gruppo maturo e capace di grandi cose, sfoggiando un songwriting sopra le righe (come al solito affidato per la maggiore a Graffin e Mr. Brett) e un artwork che parla da solo.
La formazione è quella storica, con oltre al professor (2 lauree, e tuttora è docente in università) Graffin alla voce ci sono mr.Brett (detto sig. Epitaph records) e Hetson alla chitarra, Jay Bentley al basso e Pete Finestone alla batteria, che dopo questo disco lasciò la band per concentrarsi su progetti suoi.
Senza dubbio il miglior disco dei Ramones, quindi il miglior disco punk.
A parte le scherzose esagerazione, è una bomba, i 4 al massimo della forma, melodie che si stampano al primo ascolto, nessun riempitivo tutti pezzoni.
Visto che ci sono consiglio la visione del documentario "end of the century", fondamentale per chi vuole capire le dinamiche (malate, aggiungerei) all'interno del gruppo. Si trova su youtube.
"Ehi, senti, han messo su gli X, non li hai ancora messi sul blog vero?"
Vero!
Facenti parte, insieme a band come Fear, Germs, di quel giro "punk" losangeliano precedente (e, ovviamente, precursore) all'ondata hardcore che comunque all'uscita di questo "Los Angeles" stava già esplodendo, gli X hanno il merito di aver saputo fondere bene la furia punk con delle sonorità comunque rocknroll con richiami alla psichedelia dei Doors (Ray Manzarek in regia ci mise del suo, e la cover di Soul Kitchen ne è un esempio lampante) con dei testi che inquadrano a perfezione il sottobosco urbano della città degli angeli, le strade da dove loro stessi provengono.
Insieme a Wild Gift (il disco successivo) formano una combo fondamentale per cogliere appieno l'essenza del punk californiano.
Ho scelto questo perché la copertina è indubbiamente migliore (anche se blogspot me la fa veder di merda!)
Altro capitolo marcato John Reis, qui nella forma più "piaciona" e ammiccante, rock'n'roll danzereccio e presobbene con i fiati e tutto il resto.
Gruppo che comunque nel suo "sfondò" arrivando a un grande pubblico. Del nostro eroe sicuramente preferisco altre cose ma qui ci sono delle belle chicchette tra cui il drumming di un certo Atom Willard che pettina alla stragrande.
Ricordati anche per essere super friendly con i fans: Reis nei primi anni 90 annunciò che chiunque si sarebbe presentato a un loro concerto mostrando un tatuaggio del logo sarebbe entrato aggratis per sempre (in un periodo come quello attuale dove i tatuaggi sono molto più sdoganati sarebbe un po' problematico forse!).
Inoltre bello l'aneddotino riguardo al disco precedente "hot charity", che uscì praticamente autoprodotto e supportato da un tour americano dove, grazie al cash sganciato dalla interscope, i concerti furono ad ingresso gratuito.
Poi sempre con il cash della interscope registrarono e superprodussero questo disco.
E dire che i RFTC furono un'aggiunta al contratto con la interscope dei Drive Like Jehu, con i quali sulla stessa etichetta fecero uscire pure Yank Crime l'anno prima.
Insomma, Reis = genio del male e ovviamente idolo totale.
I Descendents sono una di quelle eccezioni alla mia tendenza (negativa) ad adorare i primi lavori di un gruppo e a snobbarne i successivi.
Sarà che comunque anche quando Milo se ne "andò in college" e Stevenson mise su gli ALL con un altro cantante i risultati sono stati comunque più che buoni, e l'album in questione, uscito in un periodo di dualismo tra le due band ne è la prova.
In ogni caso sono stati degli anni in cui il terzetto (più i cantanti) lavorava alla grande, e anche il successivo disco ALL (World's on heroin del 98) ne è la prova.
Comunque oltre a dei grandi pezzi, ritornelli da paura, il solito Stevenson che mette tutti i colpi al punto giusto e si mangia gli ottavi a colazione io noto sempre una grande chitarra di Egerton, pennate in giù a tutto spiano, che danno una carica impressionante.
Non me ne voglia "Milo goes to college" ma il loro mio disco preferito è questo.
Da ragazzino (12 anni? giù di li) li conobbi grazie alla compilation punk-o-rama 2, che conteneva Coffee Mug, e più la ascoltavo più pensavo "come fanno a suonare così veloci? è impossibile farlo più veloce!", ovviamente sono stato smentito presto (non solo dalla musica veloce in generale, ma anche da cover di un certo livello), però ancora oggi mi fa un certo effetto sentirla, e mi sembra tuttora un pezzo veloce.
Del filone punk '77 inglese, si, quello dei Sex Pistols o dei Clash sicuramente il mio disco preferito è questoqquà.
Dopo una serie di singoli killer usciti nel 77 gli Adverts entrano negli Abbey Roads studios per sfornare questa perla, tanto punk quanto elegante, nei testi di T.V. Smith tanto auto-dissacratori come la opener One Chord Wonder (Think "we're not needed here" / "we must be new wave - they'll like us next year") tanto controversi come Gary Gilmore's Eyes, che parla dal punto di vista di un paziente a cui sono stati trapiantati gli occhi del serial killer americano.
Il sound è quello con le chitarrine alte, quelle fiche, ritornelli super poppettosi e di impatto, in questo forse furono secondi solo ai Buzzcocks.
"Dai, è venerdì, metti su un bel discone facile e fico" mi sono pensato stamane mentre mi trascinavo fuori dal letto.
Una delle mie colonne sonore portanti per quando vado in bici è composta sicuramente dagli Avail, gruppo che fu di Richmond Virginia. Tralaltro sciolti loro, morta la Lookut! Records che fece uscire diversi loro lavori tra cui questo Over the James, il loro capolavoro... quali altre certezze possono rimanere nella vita?!!?
Si, forse gli Avail come altri gruppi non-californiani di quel periodo vengono spesso accumunati a quel giro epitaph / fat wreck (per la quale poi fecero uscire un paio di dischi) di cui però alla fine si riuscivano a scorgere delle belle differenze stilistiche.
C'è carica nell'aria, i pezzi sono potenti e melodici al punto giusto, per questo sono riusciti a cogliere consensi anche in ambienti meno "melodici",
Alla voce ci era quel Tim Barry di cui forse qualcuno avrà sentito parlare riguardo ai suoi lavori da solista, che insieme a gente tipo Chuck Ragan o Brian Fallon porterà al grande pubblico quel genere di "punk che fanno i cantautori".
E Barry ovviamente è uno dei miei preferiti.
Ho scritto un'accozzaglia di cose per niente amalgamate tra loro ma sticazzi.
Ammetto, quest'oggi volevo parlare di Tom Waits? Perché? Perché ieri sera un personaggio cercava di ricordare il nome di questo "pianista jazz", dopo mezz'ora di chiacchiere gli viene in mente che era Tom Waits... maccosa! un semplice "pianista jazz"??? Va beh, queste sono altre storie...
Poi mi sfoglio il giornale locale, si parla di elezioni, e vedo la scheda del purtroppo conosciuto a molti maurizio fugatti, uno dei boss della lega nord trentino, e con mia grande sorpresa sotto "gruppo preferito" leggo "CCCP di giovanni lindo ferretti".
Ovviamente mi è subito venuta in mente Punk Islam e mi sono fatto due risate. Possibile che la svolta catto-stocazzo di ferretti sia arrivata a far piacere gruppi politicamente ben definiti come i CCCP a certi individui?
Ad ogni modo, colgo la palla al balzo e vi pubblico sto discone, una delle cose migliori uscite dal punk italiano, pescano a piene mani dall'immaginario kraut-industrial di gente come Einsturzende Neubauten e Kraftwerk, dal punk rock americano, da certo post punk che-non-dico-Joy-Division-che-magari-qualcuno-si-incazza e poi una bella mazzata comunque di italianità (vedi Valium Tavor Serenase), cercando di limitare gli scopiazzamenti ma tracciando una via propria.
Successivamente si butteranno più su cose synth e art, con risultati alternanti, poi lo scioglimento porterà ai CSI, i quali porteranno ad altre cose che magari un giorno andrò a scoprire, però per ora un gruppo che si chiama "Per Grazia Ricevuta" mi tiene già alla larga a prima vista...
Ah, i Jawbreaker! Questa splendida creatura messa in piedi da Blake Schwarzenbach a fine anni 80, un po' sulla striscia lasciata dagli Husker Du, dopo aver pubblicato una manciata di ep/singoli, qualche split (i più notabili con Jawbox e Samiam), e 2 dischi, tra cui l'epico debutto Unfun, un tour con i Nirvana, quindi con i riflettori puntati addosso fanno uscire questo discone.
Sotto l'attenta supervisione di Steve Albini sfornano un album praticamente perfetto, facendo vedere che non serve la vocina melodica per fare del pop punk, la voce rauca e poco incline alle alte tonalità di blake si fonde alla perfezione su un tappeto melodico a tratti "poppy" (azzo vuol dire?!) a tratti malinconico.
Questo disco gli varrà un contratto su major per il disco successivo (e ultimo), cosa purtroppo che negli anni 90 divenne d'abitudine per i gruppi punk rock.
Sono consapevole del fatto che questa descrizione faccia particolarmente schifo, ma che vi devo dire, nessuno mi paga.
Oggi sono decisamente scabinato, quindi mi tengo sul semplice andante.
Semplice perché c'è poco da dire davanti a un gruppo così e ad un disco così.
L'unica discussione (la anticipo prima che qualcuno la tiri fuori, ho la testa schiacciata in una morsa) è perché questo e non Zen Arcade? o Candy Apple Grey? o Metal Circus? o Warehouse? ecc...
Questione di affetto, ultimo disco su SST, a differenza del predecessore Zen Arcade (per molti IL capolavoro) comprime nel formato standard dell'LP singolo un po' la loro essenza, fatta di "noise pop", grandi melodie e cori da lacrime, non c'è un pezzo uno che si salterebbe, a partire dall'epico pezzo che da il titolo al disco alla rumorosissima Plans I Made che segna gli ultimi solchi del lato B.
L'unico appunto forse è che, come praticamente tutti gli altri dischi degli Huskers, i suoni sono atroci, ma forse è questo che gli ha dato quel qualcosa in più.