Da Indianapolis, primi anni 80, un disco incredibile fatto da una band che, vuoi per la provenienza, non è mai stata troppo sotto i riflettori.
Hardcore punk nervoso, chitarroso e dissacrante nei testi.
Durarono poco, poi una reunioncina ma mai a questi livelli.
Tutto di un fiato
Washington DC, usciti dritti dritti dalla revolution summer, nella prima formazione comprendevano Ian MacKaye, uscito per metter su i Fugazi (eh beh), con membri dei Grey Matter (arriveranno anche loro, non preoccupatevi!) e pure Jeff Nelson il-fu-batterista dei Minor Threat.
Registrato tra il 1986-1987 uscì solo nel l'89 dopo lo scioglimento.
Comunque quella roba li stampo DC ma super melodica e presa bene, una carica incredibile.
Consiglio caldamente con pedalata a rotta di collo.
Tra l'altro mai capito perché si chiamano 3 e sono in 4...
Oggi il lavoro mi impedisce di scrivere una cosa un po' completa e carina, e ci starebbe vista la carriera trentennale del combo di New York e della bellezza e completezza di questo disco.
Dico che ho passato la mattina riascoltandomi tutti i loro primi lavori, e quando sono arrivato a questo, lo stacco è stato particolarmente netto.
Una di quelle cose che non può mancare, meno rumoroso e più strutturato rispetto ai primi, ma ancora con quell'urgenza che in futuro poi non riusciranno più a trovare, neanche quando nel 2000 a causa di un furto furono costretti a ricomprare tutti gli strumenti e ripartire da zero.
Pian piano su questo blog ci sto mettendo tutti i pezzi di cuore della mia adolescenza, e sicuramente Can I Say ha fatto il suo gran lavoro!
Perfetta mediazione tra l'hardcore di stampo DC dei primi 80 e il melodico che verrà dopo, un disco da bersi tutto da un fiato, alterna potenti sfuriate old school ad aperture tipiche del sound post revolution summer.
Il disco venne prodotto da Ian MacKaye.
È un disco che si spiega da solo, quindi poche parole al vento, poi... è venerdì!
Rimanere scioccati e affascinati, è quello che può capitare ascoltandosi questo disco in cuffia a bei volumi cercando di visualizzarlo nella nostra mente.
Vaneggi pre-noise e melodie pop scandite da un ritmo (post)punk. Niente che altri non abbiano fatto, ma fatto con una maestosità impressionante.
Anche il loro EP di esordio fu una bella bombetta, ma qua scrissero un pezzo di musica, peccato si sciolsero poco dopo la pubblicazione del disco causa acufene sofferto da Roger Miller, causato molto probabilmente dai volumi decisamente sopra la media, durante il tour di addio se guardate qualche video lo vedete, indossò delle cuffie da cantiere. Una delle rogne peggiori se si è musicisti...
Poi circa dieci anni fa si sono riformati e hanno sfornato anche qualche disco molto buono, mi hanno detto che dal vivo (diocane mi sono perso anche loro) danno la merda al 90% dei gruppi indie in circolazione ora.
Io mi fido
"Ehi, senti, han messo su gli X, non li hai ancora messi sul blog vero?"
Vero!
Facenti parte, insieme a band come Fear, Germs, di quel giro "punk" losangeliano precedente (e, ovviamente, precursore) all'ondata hardcore che comunque all'uscita di questo "Los Angeles" stava già esplodendo, gli X hanno il merito di aver saputo fondere bene la furia punk con delle sonorità comunque rocknroll con richiami alla psichedelia dei Doors (Ray Manzarek in regia ci mise del suo, e la cover di Soul Kitchen ne è un esempio lampante) con dei testi che inquadrano a perfezione il sottobosco urbano della città degli angeli, le strade da dove loro stessi provengono.
Insieme a Wild Gift (il disco successivo) formano una combo fondamentale per cogliere appieno l'essenza del punk californiano.
Ho scelto questo perché la copertina è indubbiamente migliore (anche se blogspot me la fa veder di merda!)
Sui Black Flag potrei scriverci una tesi di laurea, giuro, ho letto di tutto, libri, interviste, testi, visto foto, imparato tutte le lineup, ma soprattutto consumato i dischi.
Si potrebbe parlare tanto, di qualsiasi cosa, dei rapporti interni al gruppo, dell'impatto musicale, del modo di porsi, le grafiche di pettibon, di tutto.
Partiamo dal fatto che io divido i Flag in 2 situazioni:
il pre rollins, band hardcore potentissima e innovativa che fa disastri in tutta la california, concerti sold out, pezzi memorabili, scontri con la polizia
il periodo rollins, la band è una creatura in mutazione, i pezzi rallentano, le prove e i tour aumentano e a quanto pare i soldi mancano sempre.
La parte più interessante è sicuramente la seconda, quando il suono classico hardcore, dapprima definito su Damaged viene poi contaminato nei lavori successivi.
In particolare la vera spaccatura nella carriera dei flag avviene nel momento in cui si passa dal lato A al lato B di My War!
Il primo lato rimane su canoni hardcore sulla scia di Damaged magari un po' appesantiti, invece nel secondo lato troviamo 3 pezzi da più di 6 minuti l'uno lenti, violenti e ossessivi, praticamente sono i black sabbath suonati da un gruppo punk, sulla scia di questo misto nascerà lo sludge.
Curiose sono anche le vicende che girano attorno alla formazione del periodo, Robo lascia la batteria in quanto a causa di permessi di soggiorno non potè tornare dal tour inglese dell'81, poi passarono e vennero cacciati il sedicenne Emil Johnson (si prese a botte con il roadie storico Mugger) e l'ex D.O.A. Chuck Biscuit (non era d'accordo con i ritmi di sala prove), alla fine entrò Bill Stevenson che, messi in pausa i Descendents diede anima e corpo a questo gruppo, al basso poco prima della registrazione del disco venne fatto fuori pure Chuck Dukowski, in quanto Ginn voleva da un po' un cambiamento del suono, per porre fine a questa situazione ci pensò Rollins ad escluderlo dalla formazione (Duke però continuò a collaborare nella band come tour manager e anche songwriter all'occorrenza), le tracce di basso furono quindi registrate da Ginn sotto falso nome di "Dale Nixon", e nella band entrò Kira Roessler, che insieme poi a Rollins e al onnipresente (onnipotente?) Ginn compose la migliore formazione del gruppo, che in 3 anni registrò 4 dischi e macinò migliaia di chilometri su un furgone.
My War dev'essere un po' una spinta a scoprire quella parte della discografia dei Black Flag che spesso viene snobbata specialmente dai molti, troppi flag-tatuati, flag-magliettati, flag-ovunque che poi magari si fermano a Damage perché "rollins ha rovinato i flag" "sono diventati troppo lenti" ecc...
Ogni disco è una storia a parte, dopo My War possiamo apprezzare l'esperimento spoken word/strumentale di Family Man, il proto-stoner di Slip It In, la potenza ossessiva quasi metal di Loose Nut, l'approccio jazz di Ginn di In My Head (forse il mio preferito), i deliri strumentali jazz core di The Process of Weeding Out.
Ho cercato di stare stretto e alla fine ho scritto un poema... sticazzi, il disco sta ancora girando.
(la foto è della formazione con Martinez al posto di Stevenson, quindi metà 85, però mi piaceva)
Presente quando c'è un gruppo che si ascolta più o meno da sempre più o meno distrattamente, e poi arriva il giorno in cui ci sei sotto e per intere settimane non si ascolta altro?
Ecco, i Dinosaur Jr. sono il mio leitmotiv di questo periodo, in particolare questo dischello, uscito nell'87 per la SST records.
La voce mugugnata, quasi scazzata di J Mascis insieme a un tappeto sonoro chitarristico rumoroso e melodico allo stesso tempo (ricordate gli husker du?) e al basso gratuggioso di Lou Barlow che suona spesso con gli accordi ricordando spesso quello di Mr. Klimster formano un macigno sonoro fottutamente preso male e decisamente trasportante.
Sicuramente i volumi alti sono sempre state una delle priorità del gruppo come testimoniano le loro performance dal vivo (al quale purtroppo non ho mai assistito).
Dopo un altro album (Bug, 1988) Barlow lascerà (verrà cacciato?) dal gruppo per divergenze con Mascis, però i due torneranno assieme nel 2005 sfornando 3 album decisamente buoni e continuando a suonare.
Ecco l'aneddotino in conclusione! Quando Mascis mandò il nastro del master alla SST questi si accorsero che il volume era veramente altissimo tanto da andare in distorsione, in tutta risposta gli venne detto che è così che l'album avrebbe dovuto suonare. E così fu!
Avrei una montagna di parole da dire, ricordi, sensazioni che mi evoca questo disco, di quanto sia importante a livello personale, del percorso di 3 ragazzotti della provincia più ostica d'italia (Aosta), dell'onestà che ci han messo in tutto, delle citazioni che sono state fatte e che potrei fare.
Ma il disco parla già da solo, statelo a sentire.
Erano un po' di giorni che volevo postare i Cramps, veri padrini di quello che sarà lo Psychobilly negli 80's e a seguire.
Il nucleo storico era formato da Lux Interior (pace all'anima sua), funambolico frontman e sua moglie Poison Ivy, chitarrista dal tocco rock'n'roll (ma dai?), che dopo un paio di singoli e soprattutto infuocati live, tra cui quello epico (cercatevelo su youtube) all'ospedale psichiatrico di Napa State, fanno uscire il primo LP, appunto "Songs the Lord Taught Us", un cupo latrato garage punk, batteria minimale e chitarre con il vizietto del boogie.
Come altre bande, non si sono mai più superati, anche se possono vantare una carriera comunque sopra le righe in generale. Nel 2009 Lux Interior ci lascia e così finisce anche la storia del gruppo.
Troppo facile sarebbe stato, oggi, il giorno dopo la morte di Lou Reed, postare chessò, il disco della banana o qualcosa sua solista tipo New York o giù di li.
Qui invece non si cavalcano le onde dei morti, così ecco sto disco dei Killing Joke.
Oscuro, angosciante, a tratti elettrico, c'è già qualche tocco quasi industrial (che in futuro entrerà appieno nel loro sound) il tutto con una potenza quasi metal.
Tralaltro andandomi a leggere un po' le bio dei 4, ho scoperto che all'uscita di questo disco avevano tutti tra i 20 e i 22 anni, e mi è salito gran sconforto, quindi la chiudo qui.
I dischi più belli sono sicuramente quelli che oltre ad essere consumati ricordano anche un determinato periodo.
Con i Minor Threat fu amore a primo ascolto, sentiti da qualche cassettina passatami da chissachì mi imposero il fatto di reperirne subito un cd, cosìcché, io quattordicenne o giù di li, me ne andai al solito negozio di dischi della città, praticamente l'unico che teneva del punk, quel negozio dove entravo più di una volta a settimana e passavo delle buone mezz'ore a guardare i cd in esposizione, ma ero troppo squattrinato per comperarne.
Però qui era roba seria, dovevo prendere quel cd!
Così racimolai la cifra (della quale mi ero già informato ma ve la dico dopo), mi presento li e faccio al tizio (faccia da cazzo, tralaltro) "prendo il cd dei minor threat", "ok, sono 37 (trentasette) mila lire"
37 mila lire che al cambio che venne stabilito qualche anno più tardi sarebbero pari a 19€, ma vista l'inflazione è come se oggi pagassi 30 euro per un cd (!!!).
Insomma al tipo faccio "eh, però 37 carte son tante", e lui tutto baldanzoso (quasi arrogante) "eh, ma la dischord non ha importatori in italia, devono arrivare diretti dall'america". Con il senno di poi tralaltro a pensarci, l'assenza di distributori avrebbe dovuto tenere il prezzo più basso.
Ad ogni modo, gli smollo il malloppo e mi porto a casa il cd, lo metto su per la prima delle mille volte che ha girato poi, mi guardo il libretto, e sul retro del cd, a fianco di quella bellissima foto di Friedman con Nelson e il cane, leggo "This compact disc is only 12$" che al tempo, con il dollaro che stava a mille lire, equivalevano a 12 mila lire.
Fanculo, se lo ordinavo dalla dischord diretto non avrei speso più di 20 25 mila lire e magari mi beccavo pure dei gadget. Ah, la gioventù!
Parlando della musica, il miglior gruppo hardcore di sempre, nulla da aggiungere, pezzi epici e testi consapevoli. Da bere tutto d'un fiato!
C'è qualcosa di strano e magico in questo disco, a partire dall'astratta grafica di copertina, il feedback di chitarra iniziale/finale la voce di Rudy sommersa nel mix (come lui stesso insistette nel momento del mixaggio), i testi criptici e visionari ("la mani sul nilo e la sera si divide").
Come affetto sono più legato al ristampone di Sguardo realtà che ancora oggi mi pettina a dovere, ma qui siamo davanti a un capolavoro senza tempo, quello che viene ricordato negli anni, che pure all'estero è ricordato (paint it black a philadelphia).
Ammetto, quest'oggi volevo parlare di Tom Waits? Perché? Perché ieri sera un personaggio cercava di ricordare il nome di questo "pianista jazz", dopo mezz'ora di chiacchiere gli viene in mente che era Tom Waits... maccosa! un semplice "pianista jazz"??? Va beh, queste sono altre storie...
Poi mi sfoglio il giornale locale, si parla di elezioni, e vedo la scheda del purtroppo conosciuto a molti maurizio fugatti, uno dei boss della lega nord trentino, e con mia grande sorpresa sotto "gruppo preferito" leggo "CCCP di giovanni lindo ferretti".
Ovviamente mi è subito venuta in mente Punk Islam e mi sono fatto due risate. Possibile che la svolta catto-stocazzo di ferretti sia arrivata a far piacere gruppi politicamente ben definiti come i CCCP a certi individui?
Ad ogni modo, colgo la palla al balzo e vi pubblico sto discone, una delle cose migliori uscite dal punk italiano, pescano a piene mani dall'immaginario kraut-industrial di gente come Einsturzende Neubauten e Kraftwerk, dal punk rock americano, da certo post punk che-non-dico-Joy-Division-che-magari-qualcuno-si-incazza e poi una bella mazzata comunque di italianità (vedi Valium Tavor Serenase), cercando di limitare gli scopiazzamenti ma tracciando una via propria.
Successivamente si butteranno più su cose synth e art, con risultati alternanti, poi lo scioglimento porterà ai CSI, i quali porteranno ad altre cose che magari un giorno andrò a scoprire, però per ora un gruppo che si chiama "Per Grazia Ricevuta" mi tiene già alla larga a prima vista...
Oggi sono decisamente scabinato, quindi mi tengo sul semplice andante.
Semplice perché c'è poco da dire davanti a un gruppo così e ad un disco così.
L'unica discussione (la anticipo prima che qualcuno la tiri fuori, ho la testa schiacciata in una morsa) è perché questo e non Zen Arcade? o Candy Apple Grey? o Metal Circus? o Warehouse? ecc...
Questione di affetto, ultimo disco su SST, a differenza del predecessore Zen Arcade (per molti IL capolavoro) comprime nel formato standard dell'LP singolo un po' la loro essenza, fatta di "noise pop", grandi melodie e cori da lacrime, non c'è un pezzo uno che si salterebbe, a partire dall'epico pezzo che da il titolo al disco alla rumorosissima Plans I Made che segna gli ultimi solchi del lato B.
L'unico appunto forse è che, come praticamente tutti gli altri dischi degli Huskers, i suoni sono atroci, ma forse è questo che gli ha dato quel qualcosa in più.
Autunno, piove. Tiriamo fuori i dischi adatti.
Una delle band più sottovalutate della storia, vuoi per i pochi tour, vuoi per la loro tendenza a fare pezzi lunghi, in disaccordo con la tendenza del momento (parlo dei primi anni 80), riuscirono a raccogliere un po' di consensi solo dopo che i Nirvana li coverizzarono e dopo che Cobain li definì una delle sue maggiori influenze.
L'album in questione è sicuramente il loro pezzo più pregiato, suoni scuri, tragicità a palate e melodie prettamente post punk su una ossessiva base punk rock.
Se volete farvi un'idea completa del loro primo periodo c'è un boxset dei primi 3 dischi più rarità che si trova anche a meno di 15 carte, e dopo una vita a cui al povero Greg Sage gli stampano e ristampano sotto il naso tutti i dischi senza dargli un cent di royalities direi che se lo merita (il boxset infatti è fuori per la Zeno Records, etichetta di Sage).
Potrebbero diventare uno dei vostri gruppi preferiti. Con me successe!
Il bello di aver messo su questo blog è che poi quando becco laggente in giro è uno spunto in più per parlare di musica. E per musica intendo la musicaggiusta.
Ieri sera appunto un ragazzo di cui terrò l'identità nascosta mi fa "ehi, ma sul tuo blog mancano i Nomeansno", già, erano in lista, è che ogni tanto voglio scrivere di gruppi più malcagati (tipo i Naked Raygun ieri) per far vedere che sono un fico (e al contempo uno sfigato) a conoscere certe perle.
Quindi, siori, eccolo qui, quel disco che ogni anno che lo suonate risulta sempre fresco, il capolavoro assoluto dei fratelli Wright, quel perfetto guazzabuglio (esiste come parola?) di hardcore, jazz, funky e ritmiche che cominciano già a fare i primi richiami al math.
Ai più attenti lettori del blog sarà sicuramente saltata all'orecchio l'influenza dei Minutemen specialmente per il lavoro del basso di Rob.
Tralaltro loro sono ancora in giro con il loro furgone portandosi in tour quasi sempre dei giovani gruppi canadesi, dal vivo sono delle gran cannonate nonostante la loro età non proprio adolescenziale.
Se capitano andate a vederli perché potrebbero non durare moltissimo.
Comincio a mantenere delle promesse! Quando parlai dei Pegboy, promisi che in futuro avrei parlato dei Naked Raygun.
E lo faccio con quello che probabilmente è il loro disco migliore, i nostri capirono bene dove incanalare le forze, come mixare alla perfezione dissonanze e cori "whoa" (notare la anthemica d'apertura Soldier's Requiem), imparando certo la lezione degli huskers ma rielaborandosela in una chiave più punk rock e meno pop (cazzo sto dicendo?!).
Comunque è uno di quei gruppi che negli anni 80 ha seminato parecchio e guardando in giro cosa condivide la gente tipo su facebook, ha raccolto poco, e merita sicuramente di più, quindi aprite le orecchie, maledetti!
PS: anche qui coverona di peso, ma questa è veramente troppo facile, me la scovate subito, inoltre viene anche presentata...
Poche sono le band che in meno di due anni, meno di 20 concerti, un disco e un ep (postumo) abbiano lasciato l'impronta che lasciarono i Rites of Spring. Uscito nel giugno dell'85, inaugurarono quella che poi venne ribattezzata "Revolution Summer", periodo in cui l'harDCore (ovvero l'hc di washington) cambiò faccia: pezzi più lenti, meno urlati e più cantati, testi più riflessivi e profondi, anche senza perdere l'impegno politico.
Si dice che l'emo parta da qui, anche se sul termine "emo" sono abbastanza d'accordo con le parole di Guy Picciotto:
"I've never recognized "emo" as a genre of music. I always thought it was the most retarded term ever. I know there is this generic commonplace that every band that gets labeled with that term hates it. They feel scandalized by it. But honestly, I just thought that all the bands I played in were punk rock bands. The reason I think it's so stupid is that - what, like the Bad Brains weren't emotional? What - they were robots or something? It just doesn't make any sense to me."
Ad ogni modo qui da scaricare/ascoltare trovate la ristampa contenente anche l'EP postumo All Through a Life chiamata "End on End", che contiene praticamente la loro discografia, salvo il "Six song demo" uscito l'anno scorso, roba da fan... ovvero chiunque di voi tra un mesetto dopo aver divorato questo disco a dovere.
Ah, Picciotto e Canty finirono nei Fugazi, non basta ancora come garanzia?!
Nella musica come nella vita c'è sempre chi traccia le strade e chi insegue.
Sebbene sia impossibile inventare qualcosa dal nulla, c'è da distinguere chi imita le proprie influenze e chi invece le elabora fondendole creando qualcosa di tutto sommato "nuovo".
I Melvins più o meno fanno parte di questi ultimi, sapientissimi nel imparare la lezione "doom" impartita dai Black Flag del lato B di My War con tutti gli echi sabbathiani che ne derivano con una sezione ritmica ossessiva, squadrata e spiazzante.
Pesante, roccioso e selvaggiamente compatto, questo disco insieme alle loro prime uscite daranno il la all'esplosione del grunge.
Nei dischi successivi si apriranno a sperimentazioni, influenze più massicce con altri generi, ma l'essenza dei melvins secondo me sta proprio qua.
Qualcuno noterà la cover dei Kiss, gruppo più volte citato da Buzzo come grande influenza, ricordo anche un'intervista in cui parlava delle accordature usate da simmons e soci e di come si siano ispirati a queste per determinati pezzi.